Report apistico Agosto 2018

|   report apistici mensili

 

Meteo e flora apistica

I mesi di luglio e agosto sono stati caratterizzati da temperature elevate e tendenzialmente sopra le medie stagionali. Il clima soleggiato e la scarsità di precipitazioni in pianura e collina hanno limitato la disponibilità di risorse nettarifere e pollinifere per api e Apoidei selvatici, quali bombi e alittidi.

Fino ai primi giorni di agosto, in pianura, in ambito urbano, le api e gli altri Apoidei (ad esempio i Megachilidi) hanno beneficiato della fioritura di Sophora japonica e Lagerstroemia indica; da metà agosto, sono fiorite numerose altre piante di seguito elencate.

Nelle aree agrarie di Alta Pianura sono in fioritura l’erba medica (Medicago sativa, che le api possono sfruttare solo in caso di mancato sfalcio) e l’edera (Hedera helix) nelle siepi campestri, la cui fioritura è iniziata con un certo anticipo rispetto agli anni scorsi ed è utilizzata, oltre che dalle api per nettare e polline, anche da vespe, bombi e microimenotteri; nei prati non sfalciati e lungo le capezzagne sono fiorite le centauree (Centaurea spp.) e le vedovine (Scabiosa spp.), mentre sono ormai a fine fioritura la vitalba (Clematis vitalba) nelle siepi e la salcerella (Lythrum salicaria) lungo i canali di irrigazione.

Nelle aree urbane, invece, oltre all’edera, che cresce su muri, pareti e alberi, sono fioriti il mirto crespo o lagerstroemia (Lagerstroemia indica), una pianta ornamentale alloctona molto gradita alle api e l’abelia (Abelia grandiflora), particolarmente visitata dai bombi. Si ricorda, inoltre, la fioritura del trifoglio bianco (Trifolium repens) e del trifoglio pratense (Trifolium pratense) nelle aree eventualmente irrigate, oltre che della buddleia o albero delle farfalle (Buddleja davidii), una pianta alloctona presente nelle aree ruderali e nei giardini.

Nei boschi delle aree prealpine è ancora in atto la fioritura di vitalba ed è iniziata copiosa la fioritura dell’edera, mentre nei fondovalle umidi sono in fiore la verga d’oro maggiore (Solidago gigantea) e la balsamina ghiandolosa (Impatiens glandulifera), due specie alloctone gradite ad api, altri Apoidei e Vespidi.

Infine, nelle aree alpine, ai margini del bosco, sta terminando la fioritura dell’epilobio a foglie strette (Epilobium angustifolium), una pianta autoctona perenne particolarmente appetita dalle api.

 

Tecnica apistica

Dopo la levata dei melari e l’avvio dei trattamenti, la popolazione di api nelle colonie tende naturalmente a decrescere in modo graduale; pertanto, da questo momento della stagione, a seconda delle necessità, è possibile iniziare a restringere i nidi, portando in magazzino i favi più chiari, con poche scorte e poco presidiati dalle api, inserendo eventualmente il diaframma in ultima posizione.

Le fioriture attualmente presenti, sebbene numerose, non sempre consentono alle api un sostentamento adeguato, soprattutto in questa fase delicata della stagione, quando le colonie dovrebbero allevare abbondante covata sana da cui sfarfalleranno le api svernanti. In diversi apiari della regione, infatti, gli alveari si presentano privi di scorte e andrebbero pertanto sostenuti con dello zucchero candito, da collocare sopra i telai da nido con coprifavo capovolto. Per favorire l’ovideposizione delle api regine e supportare ulteriormente le famiglie, è possibile fornire loro anche del polline in pallottoline, evitando di mescolarlo al candito, di modo che le api lo utilizzino al bisogno.

In questo periodo dell’anno, anche a causa della scarsità di nettare disponibile, le api tendono a saccheggiare gli alveari più deboli. Tale fenomeno è svantaggioso sia per la colonia che lo subisce sia per quella che lo effettua: la prima, infatti, viene derubata delle scorte ed eliminata; la seconda, invece, porta nel proprio alveare, oltre al miele, anche eventuali patogeni e parassiti (come ad esempio Varroa destructor) presenti in misura elevata nella colonia depredata.

Per tale ragione, l’apicoltore ha interesse a prevenire il saccheggio sia in entrata che in uscita.

Per ridurre le possibilità di subire un saccheggio è buona norma:

  • tenere strette e ben popolate le colonie;
  • collocare la porticina metallica all’ingresso degli alveari;
  • effettuare visite brevi (possibilmente nel tardo pomeriggio), evitando di far cadere accidentalmente del miele nei pressi dell’apiario.

Per ridurre le possibilità che le proprie colonie ne saccheggino altre, invece, è opportuno nutrirle adeguatamente, facendo in modo che vi siano sempre scorte sufficienti nei nidi.

 

Nota sanitaria

Anche quest’anno, il livello di infestazione di Varroa negli alveari appare disomogeneo sul territorio e, talvolta, anche fra colonie dello stesso apiario. L’infestazione delle colonie dell’Apiario sperimentale del LAR, sito presso l’Azienda Agraria A. Servadei (Udine), rilevata prima dell’inizio dei trattamenti, è risultata medio-alta e comunque quasi doppia rispetto all’anno scorso. Pertanto, i trattamenti intrapresi le scorse settimane devono essere portati a termine rispettando i tempi e i dosaggi indicati sulle etichette dei prodotti impiegati.

In caso di alveari gravemente infestati, si consiglia di mettere a sciame la colonia, asportando tutta la covata opercolata, ed effettuare un trattamento acaricida ad azione abbattente con Api-Bioxal.

Per maggiori dettagli, si veda il Piano di Lotta Territoriale alla Varroa, consultabile sul sito del LAR al seguente link.

 

Il LAR resta a disposizione per eventuali chiarimenti.

 

LAR, 28 agosto 2018

 

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Ape intenta a bottinare su infiorescenza di edera; foto P. Zandigiacomo.