Meteo e flora apistica
Il mese di giugno e la prima metà del mese di luglio sono stati caratterizzati da condizioni meteorologiche variabili, alternando giornate calde e soleggiate ad altre con temperature al di sotto delle medie stagionali, accompagnate da frequenti e abbondanti precipitazioni.
A fine giugno, sono terminate le fioriture principali del castagno (Castanea sativa) e dei diversi tigli ornamentali (Tilia spp.), quest’ultime presenti come piante singole o in filari lungo le strade, da cui le api hanno ricavato polline e soprattutto nettare, consentendo agli apicoltori congrue produzioni.
Nelle aree urbane è fiorita la lavanda (Lavandula spp.), molto visitata dalle api e dai bombi per il nettare e il polline.
Nelle aree ruderali e ai margini dei campi sono in fioritura la verga d’oro maggiore (Solidago gigantea), le mente (Mentha spp.) e l’erba medica (Medicago sativa); quest’ultima è presente anche nelle aree agrarie, dove è possibile trovare in fiore pure il girasole (Helianthus annuus).
Nei prati sono fiorite diverse piante, da cui le api raccolgono principalmente nettare, come il trifoglio bianco e quello rosso (Trifolium repens e Trifolium pratense, rispettivamente), assieme alla salvia pratense (Salvia pratensis), alle centauree (Centaurea spp.), alla carota selvatica (Daucus carota), al ginestrino (Lotus corniculatus) e all’ambretta (Knautia arvensis).
Infine, nelle aree montane sta terminando la fioritura del rododendro (Rhododendron spp.), mentre sono in corso quelle dell’epilobio (Epilobium angustifolium) e del meliloto bianco (Melilotus albus).
È importante ricordare che attualmente, seppur vi siano numerose specie fiorite, la quantità di nettare disponibile è limitata; dunque, i melari sugli alveari sono oramai superflui e, laddove ancora presenti, dovrebbero essere rimossi per avviare quanto prima i trattamenti acaricidi contro Varroa destructor.
Situazione sanitaria
Anche quest’anno l’attenzione nei confronti dell’acaro V. destructor va mantenuta alta. In questo periodo della stagione, il livello di infestazione è già elevato; in alcuni alveari, infatti, cominciano a comparire le prime api deformi, segno tangibile dell’abbondante presenza del parassita e dei virus che esso trasmette (in particolare il virus delle ali deformi).
Pertanto, per chi non lo avesse ancora fatto, occorre avviare al più presto i trattamenti acaricidi volti a ridurre le popolazioni dall’acaro nelle colonie.
Si ricorda che i trattamenti acaricidi vanno effettuati in assenza di melario e, al fine di contenere i problemi di reinfestazione conseguenti al saccheggio, essi devono avvenire contemporaneamente in tutto l’apiario. Inoltre, è fondamentale che i prodotti acaricidi vengano applicati seguendo i dosaggi e rispettando le tempistiche e le prescrizioni indicate in ogni etichetta dalla casa produttrice.
Di seguito sono riportati alcuni accorgimenti utili a migliorare l’efficacia dei trattamenti effettuati.
Blocco di covata e trattamento abbattente con acido ossalico
Consiste nel provocare l’interruzione temporanea della presenza di covata nell’alveare mediante l’ingabbiamento dell’ape regina. Una volta sfarfallata tutta la covata della colonia, è opportuno intervenire con un trattamento acaricida ad azione abbattente (ad esempio Api-Bioxal®), per colpire le varroe che si trovano in fase foretica sulle api adulte. Nella nostra regione, tale pratica dovrebbe concludersi entro la fine luglio o la prima metà di agosto, per dare il tempo all’ape regina di riprendere l’ovideposizione e favorire l’allevamento di api invernali sane.
Timolo
I diversi trattamenti a base di timolo vanno applicati seguendo le indicazioni fornite dalle case produttrici. In particolare, con temperature elevate, superiori a 30-35 °C per alcune ore della giornata, si assiste a una rapida evaporazione del timolo; quest’ultimo è poco tollerato dalle api, che possono quindi ridurre l’allevamento di covata, spostarsi all’esterno dell’alveare e, in alcuni casi, abbandonarlo. Per tale ragione, laddove il prodotto lo consente (ad esempio le tavolette di ApiLife Var®), si suggerisce di modularne la quantità e la frequenza di somministrazione, facendo riferimento alle temperature previste nei giorni successivi al trattamento.
Prodotti di sintesi (Apitraz® e Apivar®)
È opportuno collocare due strisce nei pressi della covata (solitamente fra il 3°-4° e 7°-8° favo). In caso di nuclei fino a 5 favi, la dose va dimezzata e l’unica striscia va posta al centro della colonia. Le strisce devono essere lasciate nell’alveare per il periodo indicato dalla casa produttrice (fino a 8 settimane), trascorso il quale vanno definitivamente rimosse, per evitare lo sviluppo di resistenza al principio attivo da parte della Varroa.
Messa a sciame e trattamento abbattente
Per le famiglie che manifestano i sintomi di un’elevatissima infestazione di Varroa (presenza di molte api con ali deformi, numerose cellette con covata morta e varroe visibili sulle api adulte) l’unico intervento per salvare l’alveare consiste nella “messa a sciame”, seguita da un trattamento ad azione abbattente. Questa tecnica prevede l’asportazione di tutti i favi con covata, che va eliminata. Nell’alveare, dunque, rimangono solo l’ape regina e le api adulte, che possono essere immediatamente trattate con un acaricida abbattente (ad esempio Api-Bioxal®). Successivamente, la colonia va nutrita con sciroppo zuccherino per stimolare l’ovideposizione dell’ape regina.
Si segnala che il LAR, in collaborazione con il Servizio Veterinario della Regione, ha redatto il “Piano di lotta alla Varroa per il 2025”, consultabile a questo link. Il documento, oltre a delineare lo stato sanitario dell’annata in corso, fornisce indicazioni operative per il monitoraggio dell’infestazione e l’adozione di strategie di lotta al parassita fondate su tecniche apistiche consolidate. Sono inoltre riportati i prodotti acaricidi autorizzati in Italia per il controllo della Varroa, specificando per ciascuno di essi il periodo di impiego e le modalità di applicazione, sulla base delle prescrizioni indicate dalle aziende produttrici.


