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Report apistico Aprile 2026

30/04/2026 19:16 news

Fioriture 

Il mese di aprile è stato caratterizzato da giornate soleggiate e talora ventose, a volte intervallate da precipitazioni moderate, con temperature che si sono mantenute nelle medie stagionali. In pianura, sono ormai terminate le fioriture dei pruni (Prunus spp.), molto visitati dalle api e da altri apoidei per il nettare, e dei salici (Salix spp.), da cui le api ricavano polline. Quest’anno la fioritura dell’acacia (Robinia pseudoacacia) ha mostrato un marcato anticipo, con la comparsa delle prime infiorescenze aperte già a metà aprile su alcune piante; attualmente, in pianura, la fioritura è completa e diffusa, e potrebbe offrire alle api abbondante nettare, configurandosi auspicabilmente come il principale raccolto della stagione.

Sul Carso è invece finita la fioritura della marasca (Prunus mahaleb), da cui le api producono l’apprezzato e caratteristico miele. Nelle aree ruderali, ai margini dei campi e in alcuni prati sono terminate le fioriture del lamio rosso o falsa ortica purpurea (Lamium purpureum) e del tarassaco (Taraxacum officinale), mentre continua quella dei trifogli (Trifolium repens e Trifolium pratense) e della salvia dei prati (Salvia pratensis).

Nelle siepi sono in fioritura la sanguinella (Cornus sanguinea) e la rosa canina (Rosa canina), mentre nei giardini urbani sono tutt’ora fioriti il glicine (Wisteria sinensis), la fotinia ibrida a foglie rosse (Photinia × fraseri) e il lauroceraso (Prunus laurocerasus), di cui le api visitano assiduamente i nettarii extrafiorali presenti sulla pagina inferiore delle giovani foglie dell’anno. In alcuni appezzamenti agricoli, è ancora possibile osservare la fioritura della colza (Brassica napus), pianta da cui le api ricavano nettare e polline. Questa fioritura è stata preceduta, in molte aree della pianura friulana, da quella della senape gialla (Sinapis alba), coltura da sovescio sempre più frequentemente utilizzata negli ultimi anni per motivi agronomici come intercalare fra colture principali; l’interesse apistico di questa pianta (soprattutto per il nettare) è ottimo.

Tecnica apistica 

In questo momento della stagione, l’attività principale degli apicoltori è volta al contenimento della sciamatura degli alveari, per favorire le produzioni di miele. Per la prevenzione della sciamatura possono essere adottate diverse tecniche, alcune delle quali sono brevemente descritte di seguito.
1. Eliminazione delle celle reali: tutti i favi di ogni colonia devono essere controllati attentamente, a cadenza settimanale, per individuare ed eliminare tutte le celle reali presenti. In tal modo, si impedirà lo sfarfallamento di una nuova regina, che vorrebbe sostituire quella attualmente presente, che non può dunque abbandonare l’alveare.
2. Salasso delle colonie: consiste nel prelevare dagli alveari maggiormente sviluppati e prossimi alla sciamatura uno o due favi di api e covata (sia aperta sia opercolata) e trasferirli in un’apposita arnietta di polistirolo, assieme ad altrettanti favi con le stesse caratteristiche; qui le api provvederanno ad allevare una nuova regina, formando così una nuova famiglia (nucleo). In alternativa, il materiale prelevato può essere destinato a rafforzare le colonie più deboli. Con il salasso, l’alveare di partenza viene indebolito e manifesta una minore propensione alla sciamatura.
3. Ingabbiamento dell’ape regina: consiste nel confinare l’ape regina all’interno di apposite gabbie per circa tre settimane, eliminando subito (e a distanza di una settimana) le eventuali celle reali presenti nell’alveare. In questo modo si evita il controllo settimanale della sciamatura durante il periodo di massima importazione, ovvero in presenza di melari pesanti da sollevare.
4. Confinamento dell’ape regina: consiste nel trasferire l’ape regina e 2-3 favi con covata, api e miele in un’arnietta di polistirolo (tale operazione consente la costituzione diretta di un nucleo). Nell’alveare rimasto orfano, che non sarà più propenso a sciamare, è necessario eliminare tutte le celle reali tranne una, da cui nascerà la nuova regina. Alla visita successiva, dovranno essere rimosse le ulteriori celle reali presenti, a eccezione di quella lasciata inizialmente. Dopo 3-4 settimane, occorrerà controllare la presenza della nuova regina e l’avvenuta fecondazione.
5. Taglio dell’ala dell’ape regina: prevede il taglio di una porzione di un’ala anteriore dell’ape regina che, non potendo volare, al momento della sciamatura cade di fronte al predellino; le api uscite per seguirla, non trovandola, rientrano nell’alveare di origine. Si fa presente che il taglio dell’ala non sostituisce i controlli periodici della sciamatura, volti a eliminare le celle reali, ma permette alla colonia di non perdere le api né la sua capacità produttiva, in attesa che si formi una nuova regina. Inoltre, si rammenta che il taglio dell’ala dell’ape regina non è una pratica consentita in regime di apicoltura biologica. Dato l’affollamento degli alveari in questo periodo, non è sempre facile vedere l’ape regina durante le visite; in tal caso, per accertarsi della sua presenza, sarà sufficiente rilevare le uova o la covata fresca in tutti i suoi stadi di sviluppo. Se scorrendo i favi si vedesse anche l’ape regina, sarebbe utile marcarla, per facilitarne l’individuazione durante visite successive.

Nonostante la stagione apistica sia iniziata da poco e le infestazioni da Varroa destructor, uno dei principali nemici delle api, siano ancora limitate, l’apicoltore può già mettere in atto la cosiddetta “lotta biotecnica”, per contenere lo sviluppo del parassita nei propri alveari e favorire l’efficacia dei trattamenti acaricidi estivi. Tale intervento si concretizza nell’utilizzo del “favo trappola semplificato”, che prevede di collocare, in ultima posizione del nido, un favo da melario, sotto al quale le api costruiranno liberamente cellette da fuco, dove l’ape regina deporrà uova maschili (la covata di fuco è molto più attrattiva per la Varroa rispetto a quella di operaia). Una volta opercolata, la covata di fuco dovràessere rimossa ed eliminata, asportando così anche un numero significativo di acari. Per la buona riuscita dell’operazione, è indispensabile non far sfarfallare i fuchi, altrimenti si otterrà un incremento dell’infestazione, ovvero un effetto opposto a quello desiderato; allo scopo, si consideri che la durata della fase opercolata del fuco è di un paio di settimane.
Questa operazione potrà essere ripetuta più volte in primavera, fintanto che le api costruiscono cellette di fuco. In tal modo si riduce la pressione dell’acaro, consentendo alle colonie di giungere in buone condizioni all’estate, quando verrà eseguito il primo trattamento acaricida.

Date le condizioni meteorologiche favorevoli e le buone importazioni primaverili di nettare e polline, questo è il momento ideale della stagione per avviare le seguenti attività:
- produzione di polline, mediante l’utilizzo di opportune trappole;
- produzione di pappa reale, usando la tecnica del traslarvo (per maggiori dettagli, sull’argomento, consultabile a questo link);
- allevamento di api regine, grazie alla consistente presenza di fuchi;
- formazione di nuclei (come spiegato nel “salasso delle colonie” e nel “confinamento dell’ape regina”), sia per aumentare il numero di alveari sia per costituire una quota di rimonta per eventuali perdite autunnali-invernali.

Infine, si coglie l’occasione per suggerire agli apicoltori di tenere un “quaderno di campagna” su cui annotare le informazioni rilevanti e le operazioni apistiche che si effettuano di volta in volta in ogni alveare. Così facendo si avrà sempre chiara la storia di ciascuna colonia e si potranno programmare le attività da svolgere durante la visita successiva e nel corso dell’intera stagione apistica.

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Ape in procinto di bottinare su un’infiorescenza di acacia.
Ape in procinto di bottinare su un’infiorescenza di acacia.

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