Meteo e flora apistica
Il mese di maggio è stato caratterizzato da condizioni meteorologiche molto variabili. Nella prima decade si sono registrate temperature fredde per il periodo, ben al di sotto delle medie stagionali, che potrebbero aver condizionato la produzione del miele di acacia (Robinia pseudoacacia); nell’ultima decade, invece, si è verificata un’ondata di caldo anomalo, con picchi termici di 32-35 °C, che ha indotto la sciamatura di molte colonie.
Attualmente, in pianura si rileva la fioritura dell’amorfa (Amorpha fruticosa), da cui le api raccolgono nettare e polline; questa pianta è comune negli incolti delle aree ruderali e nei greti dei torrenti, dove è presente anche il papavero rosso (Papaver rhoeas) da cui le api raccolgono polline di colore nero.
Nelle siepi e nei boschetti è in corso la fioritura del ligustro (Ligustrum vulgare) e dei rovi (Rubus ulmifolius e Rubus caesius), che le api visitano per ottenere polline e nettare.
Nei prati, invece, è possibile osservare in fiore il ginestrino (Lotus corniculatus), la salvia pratense (Salvia pratensis), il trifoglio bianco (Trifolium repens) e il trifoglio rosso (Trifolium pratense).
In pianura e nelle aree urbane, all’interno di filari o come piante singole, è iniziata la fioritura dei tigli (Tilia spp.), da cui le api ricavano abbondate nettare e polline, che proseguirà in giugno anche in collina, assieme a quella del castagno (Castanea sativa).
Produzioni e tecnica apistica
Quest’anno, la fioritura dell’acacia si è protratta più a lungo, ma è stata parzialmente limitata dalle basse temperature rilevate a inizio mese. Nonostante ciò, nelle zone maggiormente vocate, ciascun alveare ha prodotto in media un melario abbondante di questo miele molto apprezzato dai consumatori.
In questo momento della stagione, l’attività principale da svolgere in apiario continua ad essere il controllo della sciamatura, che si realizza attraverso accurate ispezioni degli alveari, volte a eliminare settimanalmente le celle reali prodotte dalle api, o applicando gli altri metodi descritti nella Newsletter di aprile.
I nuclei costituiti a inizio primavera possono essere travasati nelle arnie dopo aver verificato l’avvenuta fecondazione dell’ape regina, che si effettua osservando la presenza di uova e larve nella colonia. In presenza di nuclei orfani, è opportuno inserire una cella reale opercolata o un’ape regina già fecondata, preferibilmente di provenienza locale.
Situazione sanitaria
Il LAR, in collaborazione con il Servizio Veterinario della Regione, ha redatto il “Piano di lotta alla Varroa per il 2026”, consultabile a questo link. Il documento fornisce indicazioni operative per il monitoraggio dell’infestazione e l’adozione di strategie di lotta al parassita fondate su tecniche apistiche consolidate. Sono inoltre riportati i prodotti acaricidi autorizzati in Italia per il controllo della Varroa, specificando per ciascuno di essi il periodo di impiego e le modalità di applicazione, sulla base delle prescrizioni indicate dalle aziende produttrici.
Di seguito, si riportano i punti salienti relativi ai trattamenti contro la Varroa, volti a massimizzare l’efficacia della lotta al parassita.
1. Tempistiche
La biologia del parassita e le caratteristiche dei farmaci veterinari impiegati per contenere l’infestazione da Varroa richiedono di intervenire, nelle nostre condizioni climatiche, almeno due volte l’anno: all’inizio dell’estate (al termine della stagione produttiva) e in autunno (prima dell’invernamento).
2. Residui
I trattamenti devono essere eseguiti sempre in assenza di melario, per evitare la contaminazione del miele da residui delle sostanze attive impiegate.
3. Contemporaneità dei trattamenti
L’esecuzione dei trattamenti deve avvenire contemporaneamente su tutte le colonie dell’apiario. Pure l’azione tra gli apicoltori che conducono alveari nella stessa area dovrebbe essere il più possibile coordinata, anche dal punto di vista del principio attivo utilizzato. In tal senso, sarebbe utile alternare annualmente le sostanze attive impiegate, per rallentare l’insorgenza di popolazioni di acari resistenti.
4. Blocco di covata e trattamento abbattente
Per ritardare lo sviluppo della resistenza ai principi attivi di sintesi, si suggerisce di praticare il blocco di covata, seguito da un trattamento abbattente con acido ossalico. Affinché questo metodo sia efficace, l’ingabbiamento dell’ape regina dovrebbe iniziare entro la prima decade di luglio e terminare dopo 24 giorni, somministrando alle colonie ApiBioxal in un’unica applicazione.
5. Registrazione
Si ricorda che i trattamenti acaricidi impiegati devono essere annotati sull’apposito registro vidimato (per gli apicoltori in regime di allevamento ordinario) o non vidimato (per gli apicoltori in regime di allevamento familiare), consegnato dai rispettivi consorzi.
6. Modalità di applicazione
I prodotti acaricidi devono essere utilizzati seguendo scrupolosamente le prescrizioni d’uso contenute nel foglietto illustrativo, ovvero rispettando i tempi e le modalità di somministrazione indicati dal produttore, nonché le avvertenze, le controindicazioni e le informazioni relative alla sicurezza dell’operatore.
In generale, non è consentito l’utilizzo in abbinata dei trattamenti acaricidi; a tale riguardo, si raccomanda di attenersi alle disposizioni riportate in etichetta, relative a ciascun prodotto da utilizzare.
7. Dosaggio
Si esortano gli apicoltori a non eccedere nei trattamenti antivarroa e ad attenersi diligentemente ai dosaggi indicati. Un impiego eccessivo o improprio dei prodotti, infatti, oltre a favorire lo sviluppo di acari resistenti, può risultare stressante e dannoso anche per le api. A tale riguardo, si fa presente che l’utilizzo dell’acido ossalico (gocciolato o sublimato) è efficace esclusivamente in assenza di covata, ed èconsentito per un massimo di 2 interventi all’anno (uno in estate e uno in autunno-inverno), ciascuno da effettuare in un’unica somministrazione.


