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Report apistico Giugno 2026

30/06/2026 17:28 news

Meteo e flora apistica

Il mese di giugno è stato caratterizzato da condizioni meteorologiche instabili. Nella prima decade si sono registrate precipitazioni abbondanti e temperature inferiori alla media stagionale; successivamente, si sono avute giornate soleggiate con temperature elevate, fino a 8-10 °C superiori alla norma.

Nei prati, sono proseguite le fioriture di diverse piante, tra cui i trifogli (Trifolium pratense e Trifolium repens), la salvia pratense (Salvia pratensis), le centauree (Centaurea spp.), l’ambretta (Knautia arvensis) e il ginestrino (Lotus corniculatus).

Nelle aree ruderali e lungo i bordi di siepi è proseguita la fioritura dei rovi (Rubus spp.) e della menta selvatica (Mentha longifolia).

Lungo i fossi è fiorita la salcerella (Lythrum salicaria), da cui le api e altri apoidei, come gli Anthidium, raccolgono polline e nettare.

Nei giardini è fiorita la lavanda (Lavandula spp.), molto apprezzata dalle api e dai bombi per la raccolta di polline e nettare.

In laguna è fiorito il limonio comune (Limonium vulgare), mentre nelle aree agrarie si rileva la fioritura dell’erba medica (Medicago sativa), da cui le api raccolgono buone quantità di nettare (Figura 1).

Nelle aree montane stanno terminando le fioriture del castagno (Castanea sativa) e del rododendro (Rhododendron spp.).

È bene notare che, seppur vi siano numerose specie fiorite, la quantità di nettare disponibile è limitata; di conseguenza, nel mese di luglio i melari sugli alveari sono pressocché superflui e, laddove ancora presenti, dovrebbero essere rimossi per avviare quanto prima i trattamenti acaricidi contro Varroa destructor.

Situazione sanitaria

In questa fase della stagione apistica, è opportuno verificare lo stato sanitario degli alveari mediante una visita accurata delle famiglie. In particolare, andrebbe monitorato il livello di infestazione da V. destructor, per eseguire tempestivamente i trattamenti acaricidi volti a ridurre la presenza del parassita negli alveari.

In ogni caso, si raccomanda di avviare i trattamenti acaricidi ad azione prolungata entro la seconda decade di luglio.

Per gli apicoltori che adottano la tecnica del blocco di covata con successivo trattamento abbattente mediante acido ossalico, invece, si consiglia di procedere all’ingabbiamento delle api regine entro la prima decade di luglio.

Monitoraggio dell’infestazione

Il monitoraggio dell’infestazione può essere effettuato attraverso una delle modalità descritte di seguito.

1. Cassetto diagnostico

Il metodo consiste nel posizionare, sotto la rete metallica del fondo dell’alveare, un cassetto contenente un foglio bianco ricoperto da una sostanza appiccicosa (ad esempio vaselina filante), che consente di immobilizzare e contare gli acari caduti naturalmente dalla colonia. Indicativamente, per ogni Varroa caduta giornalmente, si stima la presenza di circa 120-150 acari all’interno dell’alveare. Poiché la caduta naturale può variare sensibilmente da un giorno all’altro, è consigliabile calcolare la media giornaliera su un periodo di almeno una settimana. Una caduta superiore a 20 acari al giorno richiede un intervento immediato con un trattamento acaricida.

2. Valutazione dell’infestazione delle api adulte mediante lo zucchero a velo

Il metodo prevede il prelievo di almeno 300 api adulte (dai favi centrali di covata), corrispondenti a circa un bicchiere graduato da 100 mL colmo di api. Il campione deve essere trasferito in un contenitore (ad esempio un vaso da miele da 500 g) dotato di un coperchio con rete a maglie di 2 mm circa, assieme a 1-2 cucchiai di zucchero a velo. Dopo aver agitato il contenitore per ricoprire uniformemente le api di zucchero a velo, lo si capovolge e lo si scuote energicamente sopra un foglio bianco, in modo da favorire il distacco degli acari, che possono essere così contati. Un livello di infestazione superiore al 5% (oltre 15 acari rilevati su 300 api adulte campionate) richiede un trattamento acaricida in tempi brevi.

3. Disopercolatura delle cellette di covata

Questa tecnica prevede la disopercolatura di 100 celle di covata di operaia e l’estrazione delle larve o delle pupe per verificare l’eventuale presenza di V. destructor. Un livello di infestazione superiore al 10% richiede un trattamento acaricida in tempi rapidi. Per aumentare l’affidabilità della stima, è consigliabile estendere il campionamento a un numero maggiore di cellette.

Trattamenti acaricidi

Si ricorda che i trattamenti acaricidi vanno effettuati in assenza di melario. Al fine di contenere i problemi di reinfestazione conseguenti al saccheggio, i trattamenti devono avvenire contemporaneamente in tutto l’apiario. Per una buona riuscita dei trattamenti, è fondamentale che i prodotti acaricidi vengano applicati seguendo i dosaggi e rispettando le tempistiche e le prescrizioni indicate in ogni etichetta dalla casa produttrice.

Di seguito sono riportate in sintesi alcune indicazioni relative all’utilizzo dei principali mezzi di lotta alla Varroa.

1. Blocco di covata e trattamento abbattente con acido ossalico

Questa tecnica consiste nell’ingabbiare l’ape regina per circa 24 giorni, al fine di interrompere temporaneamente la presenza di covata nell’alveare. Trascorso questo periodo, tutte le varroe si troveranno sulle api adulte (fase foretica), rendendo molto più efficace il successivo trattamento acaricida ad azione abbattente (ad esempio Api-Bioxal®). Nella nostra regione, tale pratica dovrebbe concludersi entro la fine di luglio o la prima decade di agosto, per dare il tempo all’ape regina di riprendere l’ovideposizione e favorire l’allevamento di api invernali sane.

2. Prodotti di sintesi (ss.aa. Amitraz e Tau-Fluvalinate)

Per coloro che utilizzano i prodotti di sintesi, si rammenta che, in un alveare completo, devono essere applicate due strisce nei pressi della covata (solitamente fra il 3°-4° e 7°-8° favo). In caso di nuclei fino a 5 favi, la dose va dimezzata e l’unica striscia va posta al centro della colonia. Le strisce devono essere lasciate nell’alveare per il periodo indicato dalla casa produttrice (fino a 8 settimane), trascorso il quale vanno definitivamente rimosse, per evitare lo sviluppo di resistenza al dato principio attivo da parte della Varroa.

3. Timoli

I diversi trattamenti a base di timolo vanno applicati seguendo le indicazioni fornite dalle case produttrici. In generale, non è consentita l’abbinata degli acaricidi di sintesi ai timoli, che dovranno dunque essere impiegati in successione. Con temperature superiori a 30-35 °C per alcune ore della giornata, la rapida evaporazione del timolo è poco tollerata dalle api, che possono quindi ridurre l’allevamento di covata, spostarsi all’esterno dell’alveare e, in alcuni casi, abbandonarlo. Per tale ragione, si suggerisce di impiegare prodotti a rilascio graduale (ad esempio Apiguard®) oppure, laddove il prodotto lo consente (ad esempio le tavolette di ApiLife Var®), di modularne la quantità e la frequenza di somministrazione, facendo riferimento alle temperature previste nei giorni successivi al trattamento.

4. Messa a sciame e trattamento abbattente

Per le famiglie che manifestano i sintomi di un’elevatissima infestazione di Varroa (presenza di molte api con ali deformi, numerose cellette con covata morta e acari visibili sulle api adulte) l’unico intervento per salvare l’alveare consiste nella “messa a sciame”, seguita da un trattamento ad azione abbattente. Questa tecnica prevede l’eliminazione di tutta la covata presente nell’alveare, dove rimangono solo le api adulte, che possono essere trattate con un acaricida ad azione abbattente (ad esempio Api-Bioxal®).

Per informazioni più dettagliate riguardo ai trattamenti acaricidi, si rimanda al Piano di lotta alla Varroa per il 2026, consultabile a questo link, redatto dal LAR in collaborazione con il Servizio Veterinario della Regione.

 

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Ape in procinto di bottinare su un’infiorescenza di erba medica.
Ape in procinto di bottinare su un’infiorescenza di erba medica.

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