Progetto di Ricerca del LAR (2026-2028)

Premessa
Gli insetti pronubi, e in particolare le api domestiche, rappresentano un elemento imprescindibile per l’equilibrio degli ecosistemi e per la sostenibilità delle produzioni agricole. Negli ultimi anni, però, sono state registrate difficoltà crescenti delle api domestiche con importanti ricadute produttive. Tali problematiche sono ascrivibili a numerosi fattori di stress, tra cui continua a giocare un ruolo di primo piano l’acaro parassita Varroa destructor, mentre si fanno di anno in anno più evidenti gli effetti legati al cambiamento climatico. Tuttavia, in presenza di medesimi fattori di stress, la genetica delle api può influenzare la risposta, rendendo dunque necessari studi di interazione genotipo-ambiente.
In questo scenario così complesso, le competenze degli apicoltori nel gestire correttamente gli alveari si rivelano decisive per adottare di volta in volta interventi mirati e tempestivi, che consentano di affrontare le criticità e di salvaguardare le colonie d’api e la loro produttività.
A supporto di detto impegno, il Laboratorio Apistico Regionale (LAR) ha svolto fin dalla sua istituzione un ruolo strategico, fornendo strumenti, conoscenze e servizi che qualificano il settore apistico e ne rafforzano la resilienza. La conservazione del patrimonio apistico regionale, nonostante le diffuse problematiche riscontrate nel tempo a livello globale, costituisce una testimonianza concreta dell’efficacia delle azioni promosse dal LAR negli ultimi anni. Queste iniziative hanno prodotto benefici tangibili non solo per il comparto apistico, ma anche per il territorio regionale, contribuendo alla valorizzazione delle produzioni tipiche e alla tutela della biodiversità.
Presentazione e obiettivi delle attività
Conformemente ai dettami della Legge regionale n. 6 del 18/03/2010, il lavoro del LAR per il triennio 2026-2028 prevederà principalmente attività di ricerca e sviluppo a favore del settore apistico regionale.
In particolare, il LAR:
a) manterrà operativo un apiario sperimentale, con monitoraggi regolari della situazione apistica, al fine di individuare prontamente le criticità del settore e proporre soluzioni adeguate;
b) proseguirà le ricerche dedicate alla salvaguardia dell’ecotipo locale di Apis mellifera, con l’obiettivo di garantirne la conservazione e la valorizzazione;
c) approfondirà il legame tra le api e l’ambiente nell’ottica del cambiamento climatico, favorendo le condizioni che sostengono il benessere e la sopravvivenza delle colonie;
d) condurrà prove sperimentali per valutare l’efficacia degli interventi apistici, volte a ottimizzare la gestione delle colonie d’api e la loro resilienza nei confronti delle avversità.
Descrizione delle attività
Di seguito viene presentato in maniera sintetica ognuno dei filoni di attività elencati sopra.
a) Apiario di monitoraggio
Nel triennio di progetto, presso l’Azienda Agraria “A. Servadei” dell’Università degli Studi di Udine, sarà condotto un apiario sperimentale, composto da circa 20 famiglie di api.
L’attività primaria prevederà il monitoraggio sistematico dei principali paramenti apistici, con particolare riferimento a: consistenza delle colonie, infestazione da V. destructor, presenza di patogeni e infezioni virali, andamento dell’importazione nettarifera e produzione di miele.
Le osservazioni saranno effettuate con periodicità adeguata e saranno integrate dai dati forniti da sistemi di rilevazione automatica, al fine di ottenere un quadro completo e aggiornato della situazione apistica nel corso della stagione. L’apiario di monitoraggio, che è operativo da diversi anni sulla base di protocolli analoghi, permette di confrontare la situazione attuale con quella registrata nel corso del tempo e di individuare, in modo oggettivo, eventuali criticità contingenti. In tal senso, esso costituisce uno strumento di supporto concreto alle politiche regionali, facilitando l’assunzione di decisioni relative alla pianificazione di interventi e alla definizione di strategie di sostegno al settore apistico.
L’apiario di monitoraggio, inoltre, può essere impiegato per l’esecuzione di prove di campo, i cui esiti possono essere valorizzati in ambito scientifico e trasferiti in ambito operativo, fungendo da raccordo tra sperimentazione e applicazione pratica. In quest’ottica, l’apiario può essere utilizzato per la formazione diretta e per l’aggiornamento degli addetti al settore, rispettivamente:
- attraverso attività dimostrative e corsi rivolti a studenti, tecnici e apicoltori, favorendo il trasferimento puntuale delle competenze;
- mediante report periodici (newsletter) o strumenti digitali (sito internet del LAR), che forniscono indicazioni aggiornate e tempestive sulle pratiche più opportune da adottare nel corso dell’anno, per tutelare la salute delle colonie e valorizzare le produzioni apistiche.
La conduzione del suddetto apiario, dunque, si inserisce in un quadro più ampio di azioni volte a rafforzare la resilienza del settore dell’apicoltura e a promuovere la conservazione del patrimonio apistico del territorio, con ricadute positive sull’intero agro-ecosistema regionale.
Tali attività saranno svolte nei tre anni del progetto.
b) Tutela dell’ecotipo locale di Apis mellifera
Le indagini morfometriche e genetiche, condotte dal LAR nel triennio precedente, hanno confermato la presenza in Friuli Venezia Giulia di un ibrido naturale fra le sottospecie Apis mellifera ligustica e Apis mellifera carnica, testimoniando l’esistenza di popolazioni locali che, attraverso un lungo processo di adattamento, potrebbero aver sviluppato caratteristiche uniche di resilienza alle avversità e di produttività.
Alla luce di tale evidenza, è necessario proseguire gli studi avviando prove di campo volte a verificare se gli ibridi locali, proprio in virtù della loro maggiore adattabilità all’ambiente, risultino più performanti rispetto alle sottospecie allevate in purezza.
Per far ciò, saranno misurati e confrontati, in alveari di api locali e non, parametri di interesse primario per gli apicoltori, quali la tolleranza alle malattie, la mansuetudine e la produttività.
Se gli ecotipi locali si dimostreranno più idonei, potrebbero essere promosse azioni volte a favorire l’impiego di api regine autoctone.
In quest’ottica, i risultati di tale studio potrebbero offrire alle istituzioni una base solida per definire misure di tutela dell’ecotipo locale di ape, garantendone la conservazione e la valorizzazione, e contribuendo allo sviluppo di un modello di apicoltura regionale sostenibile.
Tali attività saranno svolte nei tre anni del progetto.
c) Relazione fra api, ambiente e cambiamento climatico
Comprendere il modo in cui il cambiamento climatico in corso impatterà sulle popolazioni di api mellifere e selvatiche rappresenta una grande sfida per la ricerca, con enormi ricadute pratiche legate alla capacità di orientare efficaci strategie di adattamento.
A questo scopo, si stabiliranno nell’ambito di ambienti simili, dei siti di studio situati a quote crescenti sul livello del mare e caratterizzati da temperature medie decrescenti. In tali siti verranno insediati apiari che saranno monitorati nel corso del tempo, per verificare se e come, a parità di altre condizioni, temperature più elevate possono influenzare la dinamica di popolazione delle api, anche in relazione ai concomitanti effetti sulla vegetazione e sui parassiti.
Tali attività saranno svolte nei tre anni del progetto.
d) Prove sull’efficacia di interventi apistici volti a favorire la sopravvivenza delle colonie
Sulla base delle risultanze del monitoraggio di cui al punto a) e delle conoscenze pregresse, saranno attuate indagini volte a valutare i possibili effetti collaterali dell’utilizzo ripetuto di acaricidi comunemente impiegati contro il parassita V. destructor, uno dei principali responsabili dei collassi autunnali-invernali delle colonie d’api. Nello specifico, la lotta alla Varroa prevede l’impiego di prodotti di sintesi e di origine naturale. Sebbene tali acaricidi rappresentino strumenti indispensabili per garantire la sopravvivenza delle colonie di api alle infestazioni causate dal parassita, il loro utilizzo non è privo di criticità. Infatti, l’esposizione ripetuta e prolungata a questi trattamenti può favorire l’insorgenza di popolazioni resistenti dell’acaro, attraverso meccanismi che ne riducono progressivamente la sensibilità ai principi attivi adottati. Questo fenomeno comporta una diminuzione dell’efficacia degli interventi acaricidi e rende necessaria una continua revisione delle strategie di controllo attuate dagli apicoltori. Oltre a ciò, è possibile rilevare un accumulo di residui nei prodotti dell’alveare (miele, polline e cera), che può compromettere la loro qualità e la sicurezza alimentare.
La gestione di V. destructor, quindi, richiede un approccio integrato, capace di garantire l’efficacia dei trattamenti e la conseguente salute delle api, preservando al contempo la qualità dei prodotti apistici.
A tale scopo, il LAR metterà a punto dei saggi per l’individuazione rapida di eventuali fenomeni di farmacoresistenza nei confronti dei più comuni acaricidi impiegati, in popolazioni di Varroa provenienti dal Friuli Venezia Giulia.
Questi studi consentiranno di fornire agli apicoltori indicazioni concrete sull’impiego dei prodotti più efficaci, con l’obiettivo di orientare le pratiche apistiche verso strategie di intervento più valide e sostenibili.
Tali attività saranno svolte nei tre anni del progetto.
Risultati attesi
a) Apiario di monitoraggio
L’attività prevista nell’apiario di monitoraggio del LAR consentirà di raccogliere dati sistematici e di lungo periodo, creando una base di conoscenze utili sia per il comparto apistico sia in ambito decisionale. I dati rilevati, infatti, permetteranno di individuare tempestivamente criticità sanitarie e produttive, validare strategie di gestione più sostenibili e trasferire indicazioni pratiche agli apicoltori. Al tempo stesso, i risultati raccolti offriranno alle istituzioni strumenti concreti per orientare azioni strategiche e delineare misure di supporto agli apicoltori, rafforzando la resilienza del comparto apistico regionale e valorizzando le produzioni locali.
b)Tutela dell’ecotipo locale di Apis mellifera
Gli studi permetteranno di confrontare l’idoneità all’apicoltura degli ibridi locali rispetto alle sottospecie di ape allevate in purezza negli ambienti della regione Friuli Venezia Giulia. In tal modo, si otterranno dati quantitativi e qualitativi solidi e trasferibili, da spendere sia in ambito accademico che istituzionale, per supportare decisioni strategiche inerenti la tutela dell’ape locale e finalizzate alla sostenibilità dell’apicoltura regionale.
Ciò consentirà di rafforzare la solidità del comparto apistico e la sua capacità di rispondere alle pressanti sfide climatiche ed ecologiche.
c) Relazione fra api, ambiente e cambiamento climatico
Gli studi consentiranno di raccogliere dati inerenti il modo in cui le temperature ambientali possono influenzare la dinamica di popolazione degli alveari e dei parassiti ad essi associati, anche in relazione alla disponibilità di fioriture.
Ciò consentirà di comprendere le interazioni tra clima, ambiente e colonie d’api, fornendo indicazioni utili a favorire il benessere delle colonie e a definire strategie di intervento efficaci e sostenibili.
d) Prove sull’efficacia di interventi apistici volti a favorire la sopravvivenza delle colonie
Gli studi permetteranno di mettere a punto strumenti utili a individuare in modo tempestivo eventuali fenomeni di resistenza sviluppata da V. destructor nei confronti dei principi attivi attualmente in uso, offrendo un quadro affidabile della loro reale efficacia sul territorio regionale.
I risultati ottenuti saranno trasferiti alle associazioni apistiche e agli apicoltori, soprattutto attraverso la stesura di un Piano di Lotta annuale contro la Varroa,aggiornato sulla base di tali risultanze.
Ciò consentirà di migliorare la formazione, in questo ambito specifico, degli addetti al settore, per indirizzarli verso scelte più idonee e consapevoli, finalizzate a rendere più efficaci i trattamenti contro il parassita, migliorare la salute delle colonie e, di conseguenza, salvaguardare il patrimonio apistico regionale. Al tempo stesso, le conoscenze acquisite contribuiranno ad accrescere la qualità e la sicurezza dei prodotti dell’alveare, oltre a promuovere un modello di gestione integrata delle colonie, capace di coniugare efficienza e sostenibilità.
I risultati ottenuti da questo progetto triennale saranno resi disponibili attraverso il sito internet del LAR (https://laboratorioapisticoregionalefvg.uniud.it/) e diffusi mediante ogni mezzo utile a raggiungere gli operatori del settore e tutti coloro anche indirettamente interessati a questa attività.
Nota sulle spese necessarie allo svolgimento delle attività di cui al presente documento
L’esecuzione delle attività sopra elencate richiederà un consistente impegno di personale, quantificato nell’allegato preventivo di spesa, oltre che l’acquisto di attrezzature adeguate, materiali di consumo e forniture direttamente imputabili al progetto.
In particolare, per lo svolgimento delle attività di cui al presente progetto, il LAR si avvarrà di competenze presenti presso il Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali; se necessario, ulteriori forze verranno reclutate attraverso le modalità previste dalla legge.
La Direzione scientifica del Laboratorio Apistico Regionale, per il triennio in questione, è stata affidata al prof. Desiderato Annoscia.
